A Hand Full of Sun
Werkbank, Lana, BZ
2013
A Hand Full of Sun non riguarda la creazione di nuove opere; riguarda l’osservazione di una serie di azioni avvenute dentro e fuori dallo spazio espositivo.
L’azione principale al centro dell’intero progetto ha una missione precisa: dare a Lana un po’ più di luce solare.
Tradotta in gesto, significa salire sulla cima del Monte Roten Knott (che sovrasta la città) per rimuovere una roccia dalla vetta, solo per pochi minuti. È possibile che proprio quella pietra stesse nascondendo alla città alcuni raggi di sole.
L’azione è piena di ironia e divertimento e prende in giro la retorica di Fitzcarraldo: il compito assurdo e impossibile. Questa azione è il perno della mostra; un gesto nobile, più vicino alla poesia che a un incarico razionale.
Lo spazio mostra la documentazione di questo gesto da diverse prospettive; è il risultato dell’azione stessa. Assistiamo a un video della luce solare in una stanza, a una fotografia che documenta il ciclo del sole (stampata su lastre di sale). Ma la prova tangibile dell’azione è la roccia nel fascio di luce, al centro dello spazio espositivo. L’illuminazione gioca un ruolo in questo senso, e la scelta di usare lampadine da 500w e 100w mira a enfatizzare l’identità scultorea di questa azione artistica.
Il secondo momento (o azione) di questo processo si trova nel catalogo della mostra. Questo è letteralmente realizzato dalla ricalcatura del pavimento: copiando, assorbendo ed esponendo strati di tempo e polvere sulla superficie del pavimento. Fa parte di una serie di interventi chiamata Caduceo. Il catalogo diventa una documentazione accurata dello spazio e corrisponde, nelle dimensioni, allo spazio che giace tra la vecchia casa e la nuova. Lo spazio di Werbank è, infatti, il seminterrato della nuova casa, costruita su quella antica. Questo intervento si concentra sullo spazio, per renderlo parte dell’azione e generare una zona performativa. Diventa à la fois contenitore e contenuto, e dunque il cuore della mostra e della nostra esperienza.
Denis Isaia
Video 1’02”, cinque luci alogene, pietra, legno, lastra di sale stampata a getto d’inchiostro, filo di nylon, ganci, carta, cera.
2013
A Hand Full of Sun non riguarda la creazione di nuove opere; riguarda l’osservazione di una serie di azioni avvenute dentro e fuori dallo spazio espositivo.
L’azione principale al centro dell’intero progetto ha una missione precisa: dare a Lana un po’ più di luce solare.
Tradotta in gesto, significa salire sulla cima del Monte Roten Knott (che sovrasta la città) per rimuovere una roccia dalla vetta, solo per pochi minuti. È possibile che proprio quella pietra stesse nascondendo alla città alcuni raggi di sole.
L’azione è piena di ironia e divertimento e prende in giro la retorica di Fitzcarraldo: il compito assurdo e impossibile. Questa azione è il perno della mostra; un gesto nobile, più vicino alla poesia che a un incarico razionale.
Lo spazio mostra la documentazione di questo gesto da diverse prospettive; è il risultato dell’azione stessa. Assistiamo a un video della luce solare in una stanza, a una fotografia che documenta il ciclo del sole (stampata su lastre di sale). Ma la prova tangibile dell’azione è la roccia nel fascio di luce, al centro dello spazio espositivo. L’illuminazione gioca un ruolo in questo senso, e la scelta di usare lampadine da 500w e 100w mira a enfatizzare l’identità scultorea di questa azione artistica.
Il secondo momento (o azione) di questo processo si trova nel catalogo della mostra. Questo è letteralmente realizzato dalla ricalcatura del pavimento: copiando, assorbendo ed esponendo strati di tempo e polvere sulla superficie del pavimento. Fa parte di una serie di interventi chiamata Caduceo. Il catalogo diventa una documentazione accurata dello spazio e corrisponde, nelle dimensioni, allo spazio che giace tra la vecchia casa e la nuova. Lo spazio di Werbank è, infatti, il seminterrato della nuova casa, costruita su quella antica. Questo intervento si concentra sullo spazio, per renderlo parte dell’azione e generare una zona performativa. Diventa à la fois contenitore e contenuto, e dunque il cuore della mostra e della nostra esperienza.
Denis Isaia
Video 1’02”, cinque luci alogene, pietra, legno, lastra di sale stampata a getto d’inchiostro, filo di nylon, ganci, carta, cera.